Dibattito online sul Copyright

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Segnaliamo il dibattito online  organizzato dal settimanale britannico “The Economist” tra William Fisher, Professore di Diritto della Proprietà Intellettuale presso la Harvard Law School, e Justin Hughes,  Professore di Diritto presso la Cardozo Law School di New York, sull’opportunità o no di modificare le leggi vigenti in materia di Copyright.

Sono messi a disposizione anche alcuni approfondimenti sul tema.

Buona lettura!

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3 Risposte to “Dibattito online sul Copyright”

  1. Rino Says:

    GUARDATE E DIFFONDETE è IMPORTANTE!
    Grazie

  2. Francesco Says:

    On. Cassinelli, grazie per la NOTEVOLISSIMA segnalazione.

    Chissa’ se ci sara’ (in tempo) qualche quotidiano italiano che riprenderà il dibattito sugli stessi livelli..
    Nel dibattito prontamente segnalato abbiamo ad esempio un esperto della Harvard Law School, qui a chi dovremmo affidarci ? All’On. D’Alia ?? :(

    P.S.: cmq anziche’ “web 2.0″ il termine piu’ appropriato come dice anche Obama (ed i repubblicani piu’ avanti sul web) è senza dubbio “Nuovo Web”, date le intrinseche caratteristiche di innovazione continua inevitabili…
    Altrimenti andremmo avanti per decenni con 2.0, 3.0, 4.0, 5.0 e numeretti vari che la gente faticherebbe a comprendere..
    Almeno voi membri dell’Intergruppo, perchè non proponete l’abolizione del termine tecnicamente improprio 2,0 ?

    Nel testo di legge in preparazione che tutti aspettiamo (soprattutto dall’On. Roberto Cassinelli e dall’On. Vincenzo Vita) si dovrebbe parlare piu’ propriamente di Nuovo Web e NON erroneamente di web 2.0, 3.0 ecc.. come ancora fanno in molti, a partire dall’On. D’Alia…

    Il termine Nuovo Web usato negli Stati Uniti (The New Web) non diventerà mai obsoleto e quindi si riferirà ad una legge ideata per essere sempre al passo con il web di questi anni e con i futuri sviluppi..

    Un caro saluto agli ideatori dell’Intergruppo, in particolare agli europarlamentari di Forza Italia e del PDL aderenti a questo lodevole progetto di avanguardia legislativa a favore della rivoluzione in corso!! GRAZIE!

  3. Francesco Says:

    Riassumo una posizione che condivido.

    Internet permette di realizzare 10 milioni di copie in 1 secondo, senza nemmeno pensarci, prima ancora di aver fatto colazione.
    E’ inconcepibile riuscire a rispettare le leggi sul copyright per controllare che tutte le copie siano protette.
    A grandi linee, dobbiamo iniziare col dire che le copie non commerciabili di valore culturale – copie che si fanno da sempre – non dovrebbero essere soggette alle leggi sul copyright.

    Quando uno studente copia un quadro per imparare a dipingere o
    quando si canta una canzone per il gusti di farlo…, le attività di questo tipo non dovrebbero essere sottoposte alle leggi sul copyright.

    Le Creative Commons riescono a soddisfare le esigenze meglio di qualsiasi altro sistema e presentano anche dei vantaggi interessanti, ad esempio come prima cosa non devi ingaggiare un avvocato.

    Ma l’aspetto piu’ importante dei Creative Commons non e’ quello legale ma quello normativo: quello che viene detto alla gente che copierebbe comunque il tuo materiale, cioè che tu offri loro un accordo.
    In cambio del contenuto chiedi in pratica agli utenti di rimanere all’interno dei limiti che hai stabilito.

    Se sei una multinazionale presente in 5 paesi puoi ingaggiare 5 avvocati che conoscano le leggi dei diversi paesi.

    Ma pensiamo quando parliamo di un gruppo di 1000 persone, distribuite in 25 paesi che insieme prendono libri di pubblico dominio, li scansionano, li digitalizzano, correggono gli errori di stampa, li traducono in altre lingue trasformandoli in materie di studio;

    quando ognuno dà il suo contributo che può variare da 10 minuti a 10 giorni, ognuno di questi cittadini del nuovo web avrebbe bisogno di 25 avvocati per capire se quello che fanno è legale in tutti i 25 Paesi.
    Nemmeno i Creative Commons possono fare nulla per regolare le infinite possibilità del nuovo web se non ci sarà una soluzione internazionalmente condivisa.

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