L’HADOPI è legge

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Il Senato francese ha approvato definitivamente con 189 voti favorevoli e 14 contrari la famosa Proposta di legge “HADOPI”.

Il provvedimento istituisce l’Autorità per la diffusione delle opere e la protezione dei diritti su Internet (HADOPI), che può, dopo 2 segnalazioni inviate al titolare della connessione Internet sulla quale si sono verificate violazioni del diritto d’autore, decretare la sospensione dell’accesso ad internet per un periodo che va da 2 mesi a 1 anno.

Il nostro auspicio è  che le Istituzioni francesi tengano conto, nell’attuazione di questa legge, dell’emendamento al c.d. “Pacchetto Telecomunicazioni” approvato la scorsa settimana a larghissima maggioranza dal Parlamento Europeo, attraverso il quale si riconosce che l’accesso ad Internet è un diritto fondamentale allo stesso modo in cui lo sono la libertà di espressione e il diritto all’informazione. L’emendamento prevede inoltre che l’accesso ad Internet non possa essere negato in modo preventivo, ma solo a seguito di una verifica effettuata dall’Autorità giudiziaria.

Speriamo che su questo tema, di grande attualità anche in Italia, abbia luogo una vasta consultazione che coinvolga sia la società civile che le imprese per trovare un equilibrio più positivo tra l’esigenza di proteggere la proprietà intellettuale e l’esercizio del diritto di accesso. L’Intergruppo 2.0 si impegnerà affinché ciò accada.

10 Risposte to “L’HADOPI è legge”

  1. Marco63 Says:

    Ho un dubbio.
    Dietro la famigerata legge Hadopi, che prevede l’intervento di autorità amministrative e non del giudice, nonchè la violazione della privacy degli utenti senza ben specificare da parte di chi, e fermo restando che la tecnologia corre per cui tra qualche mese chi vorrrà scaricare avrà già bypassato il problema, non è che in realtà la politica europea ha una maledetta paura di internet, cioè della libertà di idee ed economica che internet sottende ?
    Se l’Europa desidera ammazzare intenet per paura della libertà, siamo veramente ad un punto pericolosissimo.
    Ed all’accumulazione, per l’Europa, di un ritardo culturale e tecnologico che diventerà incolmabile.

  2. longinus Says:

    La Hadopi approvata in Francia è una legge che pericolosamente difende gli interessi lobbystici a scapito dei diritti delle singole persone. Il diritto d’autore, nato per tutelari gli autori stessi per un periodo di tempo ragionevole, si è trasformato in questo secolo nella strenua difesa degli interessi economici delle multinazionali con leggi e leggine ad hoc approvate normalmente sulle pressioni dell’industria.
    Il cinema, la musica, la letteratura ed in genere tutto quello che rappresenta la società ha una valenza culturale che non può e non deve essere lasciata in eterno alla mercificazione economica, questo modello di mercato di fatto non farisce alcuno (consumatori e autori) se non le multinazionali, internet ha dato un colpo notevole alla fruizione del mercato tradizionale e non si può pensare che il movimento del p2p che annovera decine di milioni di persone in tutto il mondo si muova unicamente per risparmiare una manciata di euro su un prodotto.
    La CE per il momento ha votato degli emendamenti che di fatto rendono inefficace la dottrina sarkozy, in attesa delle votazioni del prossimo parlamento e della terza lettura che sembra avverrà a settembre tuttavia vorrei che i nostri rappresentanti politici, indipendentemente dal partito d’appartenenza perchè ha poca importanza, prendessero in considerazione delle alternative serie e percorribili alternative alla sarkozy e che possano da una parte remunerare l’industria ma dall’altra che tengano conto della volontà del cittadino di non essere criminalizzato per un download. Esistono già proposte di licenze collettive tipo quelle radiofoniche, si propone anche addizionali adsl da destinare all’industria, tracker o portali a pagamento flat dove l’utente può attingere ai contenuti multimediali…
    Sarebbe auspicabile che i contenuti della tv pubblica, già pagati con i nostri soldi, venissero rilasciati in licenze creative commons e se ne permettesse la condivisione non a scopo commerciale, bisognerebbe liberalizzare tutto l’archivio RAI e renderlo fruibile ai cottadini nella maniera più consona che quello che il portale raiclick offre, la tecnologia bit torrent con compartecipazione degli utenti nell’utilizzo di banda per il download/upload potrebbe essere un’ottimo compromesso che non obbligherebbe neanche un’infrastruttura tecnologica dispendiosissima… perchè invece di seguire esempi di antiliberismo alla francese non possiamo per una volta essere precursori di qualcosa? perchè non possiamo seriamente e serenamente discutere di rideterminazione di copyright e di diritti del cittadino superiori a quelli dell’industria?

  3. Gian Luca Says:

    Scrivete:

    “Il nostro auspicio è che le Istituzioni francesi tengano conto, nell’attuazione di questa legge, dell’emendamento al c.d. “Pacchetto Telecomunicazioni” approvato la scorsa settimana”

    e

    “Speriamo che su questo tema, di grande attualità anche in Italia, abbia luogo una vasta consultazione che coinvolga sia la società civile che le imprese per trovare un equilibrio più positivo”

    Ottimo, ma oltre ad auspici e speranze, voi, come gruppo interparlamentare, cosa state facendo operativamete in questo momento perchè in Italia non siano mandate avanti leggi di questo genere?

  4. Martino Says:

    Mi raccomando… e se dobbiamo fare pressione… facciamola! La Net Neutrality è un principio troppo importante per lasciare che sia smembrato per le spinte lobbystiche.

  5. Roberto Cassinelli Says:

    Rispondo volentieri al signor Gian Luca che ci chiede cosa stiamo facendo “operativamente” per evitare che in Italia si propongano leggi come quella francese.
    Personalmente, l’8 aprile scorso ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dei beni culturali, nella quale ho evidenziato tutte le problematiche (giuridiche e tecniche) connesse alla legge Hadopi. Il 5 maggio, nell’ambito della commissione cultura della Camera, il sottosegretario Giro mi ha risposto che il Governo ha intenzione di arginare il fenomeno della pirateria, senza però violare le normative di carattere comunitario. Ciò, sinceramente, mi fa ben sperare, visto che l’Unione europea si è più volte espressa in maniera totalmente contraria rispetto al provvedimento francese.
    Inoltre, visto che il signor Gian Luca non parla solo di antipirateria ma di leggi “di questo genere”, ricordo che per iniziativa di due parlamentari dell’intergruppo (il sottoscritto e l’onorevole Mannucci) è stato abrogato dal ddl sicurezza l’articolo 60 introdotto dal senatore D’Alia, che era certamente una legge “di questo genere” (se per “questo genere” si intendono le leggi liberticide ed illiberali che mettono a repentaglio i diritti degli utenti del web).

  6. Francesco Says:

    Contiamo su di voi anche per evitare uno spreco di denaro per una lotta tra major e utenti piu’ o meno corretti, ma che e’ una guerra senza senso.
    Quello che dice un esperto americano come Cory Doctorow credo sia corretto:
    —————————
    ad ogni tentativo di controllo si scatena una reazione tecnologica che “aggrava” (dal punto dei vista dei censori) la situazione; si tratta di una corsa per trasformare dei simbioti benigni in batteri resistenti agli antibiotici e letali, che dedicheranno la loro esistenza alla distruzione dei censori e delle major.
    —————————

    …meglio fare delle leggi coerenti e al passo coi tempi anziche’ dar vita ad una assurda gara europea a chi spreca piu’ denaro pubblico (polizia postale, tribunali, intelligence, costi politici) e privato (utenti, major ed avvoltoi che sperano di vendere tecnologie inutili e dannose ma per le quali Sarkozy sta creando un mercato malato..)
    Ma gia’ nel periodo del web 1.0 questo era previsto:

  7. longinus Says:

    Io vorrei che qualcuno mi rispondesse circa la fattibilità di modelli di buisness alternativi come le licenze collettive, addizionali adsl o proposte similari in modo da conciliare le legittime aspettative di remunerazione dell’industria e gli utenti del web per i quali il download è ormai diventato parte irrinunciabile di internet.

    Ci potranno mai essere “tavole rotonde” con l’Industria dove i nostri rappresentanti parlamentari possano suggerire questo nuovo modello di fruizione dei contenuti?

    In più mi permetto di suggerire una seria riflessione sul copyright perchè questo modello che anzi si vuole estendere all’infinito mi sembra sia un’eredità dei secoli scorsi che con le nuove tecnologie non ha più senso di esistere così com’è. Vorrei che qualcuno mi rassicurasse sul fatto che non sono l’unico in Italia a ritenere questa normativa ormai obsoleta e superata e sicuramente necessitante di modifiche al passo con i tempi.

  8. Roberto Cassinelli Says:

    Caro Longinus,
    ci siamo già confrontati anche sul mio blog personale.
    Sono d’accordo sul fatto che si debbano trovare modelli di business alternativi, anche se non credo che una addizionale sull’Adsl (che in Italia è già più caro, oltreché meno sviluppato e capillare, che nel resto d’Europa) sia la soluzione giusta.
    Sono d’accordo con te (mi permetto il “tu” visti i nostri tanti scambi virtuali) quando dici che la normativa italiana sul diritto d’autore è obsoleta. Sto lavorando ad un progetto di riforma, almeno parziale, che presto proporrò in anteprima agli amici netizen.

  9. longinus Says:

    Caro Onorevole,
    certamente che possiamo darci del tu, del resto internet abbatte le barriere e sarebbe anche stupido non approfittarne per rimanere in un formalismo che alla fine crea distacco e non giova al dialogo.
    Ho citato le addizionali adsl perchè sono quelle di più semplice e veloce applicazione, pure io comunque conservo dei dubbi, non tanto sulla loro fattibilità, quanto sull’opportunità di imporre un balzello obbligatorio a tutti quelli che utilizzano un adsl flat e che non si può ipotizzare a priori utilizzano programmi p2p, in più il conseguente aumento del canone può verosimilmente allontanare utenti dal web per i quali il servizio potrebbe diventare troppo oneroso.

    Trovare compromessi che possano accontentare tutti non è semplice, l’industria produce un contenuto multimediale del quale vuole disporne come e più gli aggrada e per tempi pressochè infiniti mentre l’utente/cliente di nuova generazione, non più vincolato al mercato tradizionale grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, vuole fruire immediatamente dei prodotti ad un prezzo equo oppure gratuitamente.

    Premesso questo una mediazione non sembra facilissima e sicuramente non in tempi brevi. Anche una riforma del diritto d’autore, per quanto a mio avviso sacrosanta, non sarà nè semplice nè breve perchè seppur uno Stato può legiferare per quanto riguarda il suo territorio, il mercato globale non accetterà una vistosa disparità di legislazione e si correrà il rischio di dover risolvere dei grattacapi internazionali non indifferenti, contiamo che ad appesantire la situazione le grosse major sono tutte Statunitensi e capaci di esercitare fortissime pressioni lobbystiche su tutti i Governi ed Istituzioni Mondiali.

    Il Parlamento Europeo, che comunque ha votato già contro la sarkozy 2 volte in barba al volere delle major, non appare compatto ed anzi ogni discussione avuta su questo argomento non ha fatto altro che portare ad una successiva votazione senza avere una linea di condotta ferma e decisa in merito a molti argomenti (vorrei sorvolare sui deputati italiani il cui assenteismo alle votazioni è, almeno per me, un’orribile rappresentazione del nostro Paese in ambito Europea, per assurdo avrei preferito tutti presenti e contrari agli emendamenti che fare una figura barbina davanti all’Europa, ma tant’è…. speriamo in queste votazioni di eleggere rappresentati dediti al presenzialismo e non viceversa).

    Cosa può fare invece uno Stato che voglia dare un forte impulso alla rideterminazione del diritto d’autore? Sicuramente, per quanto potrebbe piacere a molti, non può obbligare a chi detiene i diritti di rinunciarvi così come non può avallare leggi troppo repressive per chi infrange tali diritti dovendo comunque mantenere una pena adeguata alla violazione commessa (cosa che per il diritto d’autore mi sembra fin troppo repressiva l’URBANI) ma può indubbiamente rinunciare ai propri diritti su opere di proprietà della televisione pubblica nonchè favorire e finanziare progetti rilasciati successivamente in copyleft o creative commons.

    Mi scuso per la lunghezza del post ma vorrei approfondire questi argomenti.
    La televisione pubblica di fatto è un bene di tutti i cittadini ed il pagamento della tassa di proprietà sulla televisione (cd. canone RAI) dovrebbe autorizzare i cittadini a poter fruire nel modo che ritengono più opportuno i contenuti di cui la RAI detiene i diritti, non certamente i film o le serie televisive straniere a cui corrisponde un compenso per il permesso di trasmetterli, ma sicuramente tutti i programmi e le fiction made in RAI e che incredibilmente vengono poi vendute dal marchio RAI TRADE e protette dal copyright….. con la conseguenza che il cittadino paga 2 volte per fruire del medesimo prodotto.

    Prendiamo ad esempio il commissario Montalbano (solo per citare una fiction famosissima), prodotto dalla RAI e la cui visione è permessa anche sul sito stesso della RAI (qualità e DRM da rivedere), perchè non possiamo liberalizzarlo dal Copyright e renderlo Creative Commons con licenza che ne autorizza la diffusione ma non la commercializzazione (che rimarrà appannaggio della tv pubblica ), perchè non rendere creative commons tutto quello che la RAI ha prodotto in questi decenni e creare un sito da cui il cittadino può attingere ai contenuti che più preferisce e fruirne soprattutto nel modo che più preferisce?

    Si dice spesso che il cinema e la musica italiana sono in crisi, vuoi perchè di soldi ce ne sono pochi, vuoi la pirateria, vuoi per 1000 altri motivi, non ultimo il minor tempo a disposizione per fruire di determinati svaghi e la moltiplicazione delle opportunità di svagarsi…. (cosa che spesso non viene conteggiata dagli studi sulla pirateria)

    Perchè lo Stato, invece di gettare soldi a pioggia per finanziare la produzione di opere la cui proprietà rimane a chi le produce non investe su opere che dovranno essere rilasciate obbligatoriamente in creative commons o copyleft? Questo non solo sarebbe un’operazione culturale che ci vedrebbe, una volta tanto, come primi realizzatori al mondo ma favorirebbe soprattutto la distribuzione di queste opere in maniera capillare anche attraverso il p2p, legalmente e gratuitamente con la conseguenza che potrebbe beneficiarne non solo l’opera in se stessa (che avrebbe una diffusione altrimenti impossibile, a riprova basta prendere l’elenco dei film finanziati dallo Stato negli scorsi anni per individuare decine di titoli neanche usciti al cinema e che hanno reso qualche decina di migliaia di euro….. e che nessuno in Italia sa della loro esistenza) ma farebbe anche da volano per la popolarità del cinema italiano, di attori e di registi le cui capacità, in un film chiuso dentro la cassaforte di qualche ditta di produzione, difficilmente verranno riconosciute dal grande pubblico.

    In sunto perchè queste 2 proposte? Perchè ritengo che in uno Stato Liberale come il nostro, regolato dal libero mercato l’unico modo per creare una vera alternativa e non un’imposizione, sia quella che lo Stato diventi egli stesso alternativa legale in modo da favorire una concorrenza al ribasso i cui vantaggi saranno appannaggio dei cittadini e non delle industrie (tra l’altro straniere).

    Dove trovare i fondi? Bè per le opere realizzate dalla RAI il canone dovrebbe coprire abbondantemente i costi, del resto in caso contrario meglio aprire qualche pacco di meno ed investire in qualcosa di più intelligente…..

    Per quanto riguarda i finanziamenti a musica/film esiste una legge ingiusta che si chiama equo compenso e che paghiamo tutti sui supporti di masterizzazione, registrazione ecc. ecc., questi soldi la cui gestione viene data alla SIAE finiscono in tasca alle major solo perchè si ipotizza che tali compensi siano dovuti per la pirateria che eventualmente qualcuno fa con questi supporti, tralasciando la normativa che a mio avviso è un’obbrobio giuridico si potrebbe veicolare questi compensi per finanziare queste opere e sono sicuro che a fronte di questo e sapendo che poi si potrà fruire gratuitamente (almeno chi si accontenta del download dal web che non avrà mai la qualità di un originale che si avvale inoltre del valore aggiunto di copertine e confezione), dei prodotti finanziati da questo compenso nessuno se ne lamenterà come oggi visto che si intravede almeno l’utilità del balzello.

    Scusate per la lunghezza del post ma erano 2 cose che mi premeva dire e credo soprattutto che la Televisione Pubblica debba, ancor prima di ragionare su un diritto d’autore vetusto e revisionabile, riappropriarsi di quella funzione pubblica svincolata dal profitto che ha avuto in passato, smettendola di confrontarsi con le tv commerciali e le case di produzione.

    Riporto infine alcuni articoli di come la BBC sta procedendo per adeguarsi alle nuove tecnologie ed alla nuova fruizione dei prodotti, un’esempio da seguire quanto prima:

    http://punto-informatico.it/2600877/PI/News/bbc-esperimenti-salsa-creative-commons.aspx

    http://punto-informatico.it/2600877/PI/News/bbc-esperimenti-salsa-creative-commons.aspx

    (Se l’argomento interessa successivamente posto altri link)

  10. luigi morticelli Says:

    E’ la prima volta che scrivo sul vostro sito. Sono uno psichiatra e quindi mi occupo di disagio. Ho costruito un blog per consentire anche alle persone che seguo (non solo ovviamente) di conoscere le varie linee guida, le nuove impostazioni psicoterapeutiche, le valutazioni di diverso tipo che vanno fatte sugli psicofarmaci, ecc. Considero la legge francese pessima, una vera e propria pietra tombale contro e su chi , come me , pur citando con precisione le varie fonti e riportando in maniera quasi integrale i vari articoli, per non distorcene il significato, vuole informare chi e’ portatore di un disagio psicologico profondo, sullo stato dell’arte, facendo uscire dalla stretta cerchia degli addetti ai lavori e cercando di animare una discussione , usando un linguaggio semplice, le informazioni di cui sopra . Nel mio caso non e’ difficile violare il copyright , ma si tratta di salute pubblica ed io mi assumo anche la responsabilita’ di cio che e’ presente sul mio blog. Ma molti , e non sempre limpidi, purtroppo, sono gli interessi che girano intorno alle varie specializzazioni della medicina. Rendere poissibile a chiunque, di bloccare la diffusione di informazioni , anche critiche , su cio’ che riguarda la salute pubblica (ad esempio , vista anche la scarsa diffusione sul web , operarata da parte delle varie ASL pubbliche, sul consumo dei farmaci e sulle prestazioni effettuate, non mettendo in grado il cittadino pagante , di un determinato territorio, di capire di che cosa ed in che quantita’ ci si ammala) e’ un pessimo servizio reso alla salute pubblica. Su questo argomento , mi sembra, il parlamento si muova poco. I bilanci sociali delle ASL non vengono quasi mai pubblicati (cioe’, per essere chiari , quanti quattrini sono stati dati a quel Primario, e sapere che coisa ne ha fatto) , lo stesso dicasi per i piani di sviluppo aziendali , e cioe’ in che direzione quella ASL vuole muoversi investendo il danaro pubblico per la salute pubblica, ecc. Si vuole oscurare tutto questo? Si vuole impedire la libera critica di tutto questo ?. Mi auguro proprio di no!.

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