Ddl intercettazioni e obbligo di rettifica

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Un piccolo aggiornamento sul ddl intercettazioni:

come molti di voi avranno letto, il testo del “maxi-emendamento” (v. comma 28) sul quale è stata votata ieri la fiducia non ha recepito il contenuto degli emendamenti 18.1 e 18.2 presentati da alcuni membri di questo intergruppo (sia di maggioranza che di opposizione) e del parere espresso dalla Commissione Telecomunicazioni, volti a limitare l’obbligo di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione previsto dalla Legge sulla stampa ai soli mezzi di informazione registrati come tali (e quindi, per quanto riguarda internet, alle sole testate giornalistiche online).

Il Presidente della Commissione Telecomunicazioni della Camera, On. Mario Valducci, ha presentato ieri un ordine del giorno riprendendo i contenuti del parere approvato dalla sua Commissione  nel quale si invita il Governo ad “assumere tutte le opportune iniziative per assicurare che in fase di applicazione” delle disposizioni contenute nella legge sulla stampa come modificata dal ddl intercettazioni “siano applicate nel senso di porre l’obbligo di rettifica a carico degli autori dei contenuti diffamatori” (e non, quindi, ai gestori di piattaforme che ospitano contenuti realizzati da terzi).

Riconoscendo che nell’articolo in questione si parla di “siti informatici” e quindi  “non si comprende che viene sanzionato l’autore di scritti con contenuto diffamatorio”, il Governo, nella persona del Sottosegretario di Stato per la giustizia Sen. Giacomo Caliendo, ha accettato il suddetto ordine del giorno, riformulando tuttavia l’impegno richiesto nel seguente modo: “impegna il Governo a vigilare in modo che, in fase di applicazione delle disposizioni, queste siano applicate nel senso di porre l’obbligo di rettifica a carico degli autori dei contenuti diffamatori”

Questo perché secondo il Governo il fatto che gli autori siano tenuti responsabili dei contenuti diffamatori  è ciò che già prevede la disposizione, in quanto la norma “non è altro che una riscrittura in base alla legge sulla stampa”.

13 Risposte to “Ddl intercettazioni e obbligo di rettifica”

  1. Gabriele Says:

    In concreto, dall’entrata in vigore della legge un privato cittadino che gestisce un sito web dovra’ monitorare ogni giorno la sua posta ed essere pronto a intervenire nel proprio sito anche se si trova lontano da casa o e’ ricoverato in ospedale. Ancora, nel caso di guasto tecnico (alla linea del gestore o a quella del server su cui si trovano le sue pagine) cosa accade?

  2. Ciccio Says:

    posta posta elettronica posta elettronica certificata

  3. Martino Says:

    “non è altro che una riscrittura in base alla legge sulla stampa”

    Stampa che dovrebbe essere registrata, mi risulta. Facciamo diventare ogni blog “stampa clandestina”? E come la mettiamo con gli aggregatori (Liquida, Wikio), che pubblicano contenuti di altri?

    Personalmente apprezzo il vostro lavoro, anche se ho la sensazione che sia tristemente inascoltato…

  4. Dario de Judicibus Says:

    Per quanto riguarda il decreto in questione, vorrei sottolineare un aspetto del problema che forse sfugge a molti parlamentari me che è piuttosto importante per i cittadini. È descritto in questo articolo pubblicato sul blog «L’Indipendente»:

    http://lindipendente.splinder.com/post/20732951/Questione+di+fede

  5. Francesco D'Ambrosio Says:

    Il gruppo SALVA I BLOG, come in passato, promuoverà iniziative per contrastare l’approvazione della legge in Senato!
    Condividete la notizia, fate iscrivere i vostri amici, non lasciamo che la rete venga imbavagliata.

    Facebook: http://www.facebook.com/pages/Salva-i-Blog/37036838470

    Sito web: http://ammazzablog.wordpress.com/

  6. Vinicio Peluffo Says:

    Buongiorno a tutti, riporto di seguito il mio intervento di ieri in Aula sul tema oggetto di discussione.
    “Signor Presidente, cogliendo l’occasione data dallo svolgimento, due giorni fa, della Giornata europea per l’innovazione, vorrei ricordare a quest’Assemblea che il testo approvato estende anche ai siti informatici (così come vengono definiti) le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, finora applicate ai mezzi di informazione tradizionali.
    L’utilizzo dell’espressione generica «siti informatici» desta particolare preoccupazione, in quanto sembra comprendere non solo coloro che producono contenuti – siano essi operatori professionali (ad esempio, le testate giornalistiche on-line), oppure semplici utenti (come, per esempio, i blogger amatoriali – ma anche le piattaforme che ospitano questi contenuti (come ad esempio, i motori di ricerca), le piattaforme di contenuti creati dagli utenti (come Youtube, My Space) e i social network (come Facebook).
    Penso che ai gestori di siti, pagine web e blog amatoriali non dovrebbero essere richiesti adempimenti propri riguardo ai mezzi di informazione professionale e, quindi, sproporzionati rispetto alle attività di tipo amatoriale o, comunque, non lucrative. Allo stesso modo, le piattaforme di accesso ai servizi e ai contenuti digitali non possono essere ritenute responsabili per i contenuti generati dagli utenti.
    Segnalo anche che il parere della Commissione di merito – la IX Commissione – con riferimento al decreto in oggetto, ha riconosciuto chiaramente le criticità legate al riferimento generico ai siti informatici, suggerendo che l’obbligo di rettifica riguarda solamente i giornali e i periodici diffusi per via telematica. Figure come il blogger non professionista, il fornitore della connessione, il soggetto che mette a disposizione la piattaforma telematica per ospitare i contenuti realizzati dagli utenti, non possono essere assimilate a chi gestisce la comunicazione sui media tradizionali. Per loro bisognerebbe prevedere regole diverse, tutela dei diritti di tutti, ma anche, e soprattutto, del mantenimento di Internet come spazio di espressione libero e aperto.
    Anche di questo avrebbe dovuto parlare quest’Assemblea, ma la fiducia, posta ed imposta dal Governo al Parlamento e alla sua maggioranza, lo ha impedito per nascondere le divisioni.”

  7. sergio maistrello Says:

    Scusate, fatemi capire: state dicendo che il governo dovrebbe prendere il posto della magistratura? Da quando in qua è compito del governo vigilare sull’obbligo di rettifica? Mi sembra un passaggio di una gravità inaudita.

    Quanto ai mille rivoli lungo i quali il Parlamento si va perdendo riguardo a chi dovrebbe rettificare che cosa e come su un mezzo di comunicazione che è strutturalmente diverso dalla stampa o dalla tv, sposo (e segnalo) le riflessioni di oggi pubblicate su Apogeonline da Elvira Berlingieri: http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/12/ddl-intercettazioni-tanti-dubbi-sulla-rettifica

  8. salvo Says:

    Questo è un problema culturale e come tale va trattato.
    Non si può parlare di macchine con chi di macchine non ne ha neanche mai vista o guidata una.
    E’ inutile cercare di spiegare il funzionamento del motore, la differenza tra guidatore e passeggero, le differenti reponsabilità a chi non conosce la differenza basilare tra gli attori del web, i loro ruoli e le responsabilità di ognuno.
    Un dibattito culturale che ha ormai alcuni decenni di vita spazzato via da un decreto che ha un solo obbiettivo: intimorire i reponsabili dei siti così da indurli a “stare attenti” a ciò che scrivono e a chiudere i commenti, limitando di fatto la loro liberà e quella degli altri.

    Avessero vissuto di pubblicità molti di questi blogger si sarebbero potuti minacciare a questo o a quel convegno proponendo ad illustri industriali di boicottare la pubblicità su di questi ma, purtroppo per alcuni, così non è, dunque altro rimedio !
    ps complimenti per la scelta seria e bipartisan che tutti i parlamentari che partecipano al gruppo hanno fatto, ora ci aspettiamo da voi un po’ di sana difesa di “lobbing”, per cercare di spiegare i nostri interessi e la nostra cultura nelle stanze del potere

  9. Dario de Judicibus Says:

    Soprattutto ci aspettiamo che spiegate agli altri, ai non addetti ai lavori, che il cambiamento introdotto dalla rete e soprattutto dal web 2.0 è di natura sociale e non tecnologica, per cui, invece di cercare di forzare la rete entro logiche adottate in altri campi, come quello dell’informazione e dei media, la inevitabile conseguenza sarà che le logiche della rete finiranno per influenzare anche ciò che rete non è. Opporsi con una strenua difesa di principi obsoleti e non attuali non porterà altro che al conflitto e a sempre un maggior divario fra politica e cittadini.

  10. Aggiornamento lavori parlamentari relativi ad Internet « Il Blog dell’Intergruppo Parlamentare 2.0 Says:

    […] c.d. ddl intercettazioni (AS 1611 e congiunti), di cui abbiamo già parlato qui è stato assegnato alla Commissione Giustizia del Senato, che non ne ha però ancora avviato […]

  11. Decreto Alfano: un emendamento minaccia la liberta’ di parola in internet | Nord Est Creativo Says:

    […] Intergruppo parlamentare 2.0 […]

  12. Decreto Alfano: un emendamento minaccia la liberta’ di parola in internet « 10 post sul diritto all'informazione, per farci sentire Says:

    […] Intergruppo parlamentare 2.0 […]

  13. iMille » Blog Archive » A volte ritornano Says:

    […] imprenditoriale e redazionale“. Due emendamenti analoghi proposti dall’Intergruppo erano stati bocciati pochi giorni […]

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